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Aneurismi viscerali

Aneurismi Viscerali

La malattia aneurismatica raramente coinvolge in maniera isolata le arterie renali, la arteria splenica (arteria che irrora la milza), l’arteria epatica (arteria che irrora il fegato) o quelle deputate all’irrorazione di stomaco, pancreas e intestino (tripode celiaco, arteria pancraeatico duodenale e arterie mesenterica superiore e inferiore).
Gli aneurismi viscerali interessano il 2% della popolazione, con un picco tra i 60 e i 70 anni.
I più frequenti dell'arteria renale, secondi quelli a carico della arteria splenica, poi dell'arteria e infine della mesenterica superiore, del tripode celiaco e dell'arteria pancreatico-duodenale.
L'evoluzione dell'aneurisma è caratterizzata dalla progressiva espansione e dalla formazione di trombi, che contribuiscono alla rottura, agli eventi tromboembolici ischemici e alla compressione o erosione delle strutture vicine. La rottura rapresenta la complicanza più frequente. La mortalità per questo tipo di evento può raggiungere il 90%: la dimensione dell’aneurisma rappresenta il fattore preminente nella rottura anche se un ruolo hanno pure l’ipertensione, il fumo di tabacco , la presenza di broncopneuomopatia cronica ostruttiva, la familiarità, il sesso, i traumi addominali.
Il rischio di rottura è maggiore per diametri massimi superiori a 2 cm, se ha una sede diversa da quella splenica e soprattutto se si verifica in una donna in età fertile.
La rottura di un aneurisma viscerale è spesso un evento catastrofico, gravato da un 25-65% di mortalità. L’indicazione a trattamento, endovascolare o chirurgico è negli aneurismi con diametro maggiore di 2 cm, nei soggetti giovani soprattutto femmine in età fertile, nei casi sintomatici, quando sono presenti segni evidenti di espansione, se hanno causa infettiva.

Prof. Nicola Mangialardi

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